Festina lente, ovvero affrettarsi lentamente

Ogni secolo ha, forse, il suo “mal du siecle”.
Il nostro ci spinge a non avere pazienza…
Treni, aerei, navi, tutto ansima, con i motori al massimo buttando in aria colonne di fumo…
Biglietti d’aereo, biglietti per la nave, biglietti di treno, aeroporti, porti.
“Parigi in due giorni”, “Messico in breve”,
visti per entrare, visti per uscire,
hotel, taxi, dépliants.
E chi ha ancora tempo per leggere l’Odissea?
Abbiamo fretta.
“Allacciate le cinture di sicurezza, in pochi istanti ci alzeremo in volo.”
I treni partono tutti “tra soli cinque minuti”.
Ladies and Gentlemen, Mesdames e Messieurs, Senoras y Senores,
Non c’è più tempo, neanche per correre nella libreria più vicina, per leggere un libro almeno durante il viaggio…
Non fa niente, forse la prossima volta, allora… E, alla fine, cosa voleva Omero?
Tutti quei casini per portare un greco furbo in una terra rocciosa dove a malapena cresceva l’erba per le capre…
No, purtroppo non c’è più tempo, siamo tra una stazione e l’altra, tra un aereo e l’altro,
Ubriacandoci della nostra fretta come se fosse uno scopo.
Ah, Dio, però io ho voluto qualcosa, ho desiderato qualcosa, ma cosa?
Avremmo bisogno di una sosta, di un po’ di silenzio, per raccogliere i nostri pensieri.
Però, accidenti, il semaforo indica che il treno non può più aspettare,
La scala dell’aereo si sta ritirando, “Allacciate le cinture!” La nave si stacca.
Lasciamo stare l’Odissea, sfogliamo i dépliants e, soprattutto, non dimentichiamoci di mandare ai conosciuti e sconosciuti delle cartoline accompagnate da un paio di righe, se possibile delle parole abbreviate, mentre il rumore del treno continua, così come quello dell’aereo, oppure della nave sulla quale la gente sorride sentendo un valzer:
“Valzer, adesso? Chi ha ancora tempo per i valzer, mon cher?”
Abbiamo bisogno d’altro, qualcosa che ci ricordi l’euforica velocità delle gare di Formula Uno… Festina lente. Chi l’aveva detto? Ah, sì, avevamo studiato tempo fa durante le ore di latino che i poeti consigliavano ai romani di affrettarsi lentamente, mentre gli eserciti armati facevano vibrare le strade dell’Impero…
Ma che senso ha ricordarsi di questi dittonghi ormai superati? Essi suonano come quel valzer sulla nave.
Anche se sarebbe una cosa divertente se nelle stazioni e negli aeroporti, invece di annunciare i treni e gli aerei in arrivo e in partenza, venissero ripetute ogni volta queste due parole, festina lente,
all’inizio raramente, a sillabi, poi sempre più velocemente, finché non si capirebbe più niente.
Anche la saggezza la vogliamo in forme concentrate.
Non abbiamo più voglia di riprendere i ragionamenti, di soppesare gli argomenti, vogliamo arrivare dritti alla conclusione.
Non abbiamo più pazienza per leggere un libro intero. Vogliamo una frase bella, intelligente, e basta.
Ho lasciato indietro non so più quanti hotel dimenticati dove ho dormito, stazioni e aeroporti dei quali mi è rimasta al massimo una sensazione di fumo, di sole o di nebbia, un colore o nemmeno quello, senza essere, né per vocazione né per palmares, quello che si dice un “globe-trotter”.
Ma mi chiedo se, forse, proprio quelli che viaggiano in tutto il mondo non siano quelli che lo conoscono meno.
Quando ce l’hanno il tempo per riflettere su quello che hanno visto?
Hanno appena il tempo per illudersi, forse, che il mondo non abbia più segreti per loro.
Stiamo atterrando. In mezz’ora dobbiamo partire di nuovo.

Octavian Paler – “Festina Lente”

Traduzione propria dal romeno.

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