Dor

“La caratteristica generale che esce in evidenza nella musica del nostro paese [Romania] è la tristezza, anche se durante un periodo di felicità. Quella nostalgia poco chiara, profondamente impressionante. Il sognare. E una tendenza, anche se nelle parti di tempo rapido, alla malinconia, verso le tonalità minori.” (George Enescu)

Forse è per questo che l’arte romena, in tutte le sue forme, riesce a commuovermi più di tutte le altre – e sono spesso infastidita da questa cosa. Ha a che fare con la sua tendenza ad esprimere quello che in romeno si chiama “dor”, che è una sorta di mancanza, nostalgia, voglia di. Non c’è una parola in italiano per tradurre esattamente “dor”, e forse difficilmente ci sarà anche nelle altre lingue. “Dor” è una cosa che, se sei romeno, la provi dal profondo del cuore, non importa per chi o cosa. “Dor” è qualcosa che un tempo ti ha reso felice, che ti manca e che speri di ritrovare ancora.

Per chi non lo sapesse, George Enescu fu un compositore, pianista, violonista e direttore d’orchesta romeno, conosciuto a livello mondiale, le cui composizioni sono apprezzatissime da tutti gli intenditori e non. Enescu è uno di quei nomi che viene associato con orgoglio alla Romania.

Fate uno sforzo (che per molti sarà un piacere) e ascoltate la “Rapsodia romena”. E’ allegra, no? Ma, nello stesso tempo, è anche nostalgica, un po’ grave in certi momenti, forse malinconica. E’ un continuo alternarsi di emozioni che, alla fine, ti lasciano però una sensazione di – appunto – dor.

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