Passatempo

Che mi trovi alla fermata del bus, nel chiostro dell’università o al bar, faccio sempre una cosa: guardo la gente. E dico guardo, non fisso – che è diverso e fastidioso. Perché in ogni persona c’è qualcosa che attira la mia attenzione.
Spesso mi soffermo sull’abbigliamento, e senza criticare le scelte (non sono mica una specialista del settore, pur trovandolo interessante), mi chiedo cosa avrà spinto quella persona a scegliere quel determinato modo di vestirsi. Cosa c’è nella nostra testolina quando al mattino ci mettiamo un certo vestito o accessorio? A quale momento della giornata pensiamo di più, a quale persona tra quelle che incontreremo, a quale situazione in cui ci troveremo? Ammettiamolo, lo facciamo tutti. Anche chi dice di fregarsene di queste cose, e di mettersi “la prima cosa che capita tra le mani”, lo fa ugualmente. Già l’atteggiamento del tipo “ma sì, tanto oggi è una giornata come le altre, fa lo stesso se mi vesto a caso” è una riflessione in sé sul cosa mettersi. Ed è buffo cercare di capire la giornata di una persona da quello che ha addosso.
Ancora più buffo è cercare di decifrare le espressioni e i movimenti della gente. Alcuni si perdono nei loro pensieri, altri prestano attenzione – direi quasi sfacciatamente – a tutto quello che succede intorno a loro. Altri ancora sembrano presenti e attenti, ma in realtà sono concentrati su come vengono visti dagli altri e a controllare il loro comportamento.
Tutto l’insieme di queste cose forma un passatempo fantastico per chi ha pazienza per guardare. Perché spesso siamo proprio noi a far parte delle categorie appena descritte. A volte siamo noi quelli assorti nei propri pensieri, quelli che la mattina passano in rassegna l’intero armadio pensando al probabile incontro (anche sfuggente) con qualcuno, quelli che controllano la loro postura perché sanno di essere osservati.
Siamo uguali alla moltitudine di persone che incontriamo ogni giorno. Ne siamo parte, e nonostante questo ci consideriamo a parte, estranei e attenti osservatori di ciò che c’è intorno a noi. E mentre lo facciamo non ci rendiamo conto che stiamo analizzando noi stessi, cercando delle analogie, giustificazioni, contrasti. E che – è buffo anche questo – nello stesso momento gli altri fanno la stessa cosa con noi.

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