La Terra promessa

Basta dire Lampedusa, e avrete già capito di cosa sto parlando. Ma non è solo Lampedusa.

Centinaia di persone che decidono di andarsene dal proprio paese alla ricerca di un mondo migliore. Persone che viaggiano in condizioni impressionanti, arrivano ad avvistare la tanto desiderata spiaggia ma poi muoiono annegati a qualche centinaia di metri. Uomini, donne (alcune incinte), bambini piccolissimi.

Quanta disperazione ci può essere nel cuore e nella mente di una donna incinta per affrontare un viaggio simile in condizioni assolutamente non adatte al suo stato di gravidanza? Quanto terrore vivono quei bambini di 3-4 anni che affrontano un viaggio così? Quando dolore devono avere nel cuore gli uomini che lasciano la famiglia a casa e partono alla ricerca della Terra promessa, consapevoli del rischio di non tornare più da loro?

Per prendere una decisione del genere bisogna essere molto, ma molto disperati. Non si parte rischiando la vita se non si è certi del fatto che rimanendo la si spreca ugualmente. L’Italia, come la Spagna e gli altri paesi che fanno da frontiera all’Europa, sono visti non soltanto come un sogno da raggiungere, ma anche come l’ultima speranza. La Terra promessa, il posto dove tutto può ricominciare e prendere una piega migliore. Probabilmente domande come “troverò un lavoro?”, “mi rimanderanno indietro?”, “dove dormirò?” sono dettagli che hanno poca importanza quando di decide di partire. Si parte pensando di farcela, e a tutti i costi.

Però non tutti ce la fanno. Non ce la fanno nemmeno a toccare la Terra promessa. Muoiono per strada (anzi, in mare), muoiono inutilmente, senza aver concluso niente, muoiono per niente. E fa rabbia. Fa tanta rabbia.

In un mondo ideale, il proprio paese dovrebbe garantirti la possibilità di vivere una vita decente lavorando e compiendo dei sacrifici, com’è giusto che sia. In un mondo ideale viaggi di questo genere non dovrebbero nemmeno esistere, tanto meno la motivazione per cui vengono intrapresi. Ma il mondo ideale non esiste. Esistono invece paesi in cui i bambini rimangono orfani nei primi mesi di vita perché i genitori vengono uccisi da qualche bomba, dove la gente viene ammazzata per strada, dove persino avere acqua a sufficienza per dissetarsi è un’utopia. E poi esistono quelli che vivono nel lusso più totale, che avrebbero soldi da sfamare una nazione intera, ma che non vengono nemmeno sfiorati dal pensiero di aiutare anche gli altri. E questo fa ancora più rabbia.

Perché alla base di tutto ciò non c’è l’immigrato che viene in Italia a vivere da clandestino e che va condannato per questo. Quello che sta alla base è la negazione del diritto di vivere in dignità e sicurezza nel proprio paese. Il rispetto per la gente. Perché se a questa gente che muore in mare non fosse stato tolto il diritto alla dignità, niente di tutto questo sarebbe accaduto.
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