Parliamo di libri

Pensando a quale libro portare con me in una (meritatissima) vacanza che farò a breve mi è venuto in mente un libricino che ho letto interamente in aeroporto un po’ di tempo fa. Quel libro me lo ricordo benissimo, pur non essendomi piaciuto tanto, per il fatto di averlo letto aspettando l’aereo.

E così ho pensato: quali altri libri tra quelli che ho letto mi sono rimasti dentro non tanto per la loro bellezza, ma quanto per il fatto di associarli ad un preciso momento o periodo della mia vita? Eccone alcuni.

1. “Cuore di cane” di Mikhail Bulgakov.

“Cuore di cane” è il libro di cui parlavo prima. Era il 2013, mi trovavo a Bucarest per lavoro e nell’immenso aeroporto Henri Coanda ho aspettato il mio aereo per più di due ore in compagnia di Mikhail Bulgakov. Avevo comprato questo libro prima di partire sostanzialmente per il suo titolo – la parola “cane” mi attira come una calamita. Beh, il libro non mi è piaciuto molto, eppure mi è in qualche modo caro perché mi ha fatto compagnia in quelle due lunghe ore di quel pomeriggio di inizio settembre.

2. “Shogun” di James Clavell.

Questo non è un libro, è un librone. Poco conosciuto in presente, appena uscito (nel 1975) registrò un grande successo. Parla del Giappone del ‘600, dei shogun e delle loro tradizioni, tutto narrato dal capitano inglese John Blackthorne, soccorso nel mare dagli abitanti della terra asiatica. Un libro molto affascinante, ricco di storia e avventura, che però non avrei mai letto se non fossi stata costretta a rimanere a letto per una settimana intera per colpa dell’influenza. “Shogun” lo avevano letto i miei genitori qualche decennio prima, ce l’avevo in casa da tanto e, tra la febbre e la tosse, sono riuscita a leggerlo tutto. Anzi, direi che l’ho divorato ed è stato l’unica cosa positiva di quella malattia.

3.  “La cattedrale del mare”, Ildefonso Falcones

Questo libro mi è stato consigliato al liceo da un professore, prima di partire per Barcellona, in quanto ambientato proprio da quelle parti. Purtroppo l’ho letto solo anni dopo, capendo perché me l’aveva consigliato e apprezzandolo moltissimo. La storia narrata accade nel Quattrocento, però ogni volta che sento il nome di questo libro o lo guardo sullo scaffale mi tornano in mente, incredibilmente, i ricordi del viaggio a Barcellona.

4. “Memorie di una Geisha”, Arthur Golden

A parte la sua bellezza, questo libro (inteso come oggetto fisico) ha una storia particolare per me perché, dopo averlo letto, l’ho prestato e non l’ho più rivisto per circa due anni. Ma la cosa interessante è che l’ho prestato ad un’amica che ho frequentato spessissimo in quei due anni. Pur visitandoci spesso a vicenda, non c’era niente da fare: quel libro rimaneva sempre a casa sua. Quando un giorno l’ho vista entrare in casa con il libro in mano è stato così emozionante che mi sono sentita come se me lo stesse regalando.

5. “L’Alchimista”, Paulo Coelho

Infine, “L’Alchimista”. Un libro che ho letto 4 o 5 volte (da adolescente era Coelho-addicted, lo ammetto). Era l’estate del 2004 o 2005, mi annoiavo molto ed una cara amica molto più grande di me mi prestò questo libro dicendomi “sono sicura che ti piacerà”. E così è stato. Poco tempo dopo ho acquistato una copia del libro tutta per me perché volevo che ce l’avessi anch’io. Questo libro mi è ancora più caro perché me l’ha prestato lei e perché l’ho letto nella mia casa natale che adesso non c’è più, che d’estate era tanto fresca e dove si stava così bene.

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