A proposito di Pasqua…

Quest’anno la Pasqua cattolica e quella ortodossa si festeggiano a più di un mese distanza (cosa rarissima, tra l’altro, perché di solito sono a distanza di una settimana). Vivendo in un paese cattolico mi ritrovo quindi a festeggiare Pasqua due volte: la prima insieme a tutti i miei amici e conoscenti italiani, la seconda rigorosamente in famiglia. Questa cosa non mi dà alcun fastidio, anzi: per certi versi è ancora più bello.

Quasi vent’anni fa, quando ero bambina (ma non è cambiato quasi niente nel frattempo), aspettare le feste di Pasqua in Romania voleva dire seguire un rituale lunghissimo di cose da fare.
Circa una settimana prima si cominciava a pulire la casa. Si tiravano fuori tutti i tappeti (all’epoca tutti avevano tappeti in casa), bisognava sbatterli per bene, passarli con acqua e aceto, spazzolarli e lasciarli al sole per una giornata intera. Poi si puliva, lavava, spolverava tutta la casa, in ogni suo angolo. Si lavavano tutti i vetri, le tende, le lenzuola…insomma, si passavano tra le mani tutte le cose nei minimi particolari. I bambini, ovviamente, dovevano contribuire alle pulizie, in base alla loro età e alle loro capacità. Questa era la prima cosa che si faceva, di solito proseguendo una stanza per volta. E poi guai portare sporcizia nella stanza già pulita! Ricordo che era stancante ma anche divertente, e l’odore di fresco che c’era in casa ti dava proprio soddisfazione…
Poi si cucinava. Si cucinava tanto. Di solito la mamma faceva 2, 3, a volte addirittura 4 tipi di torte, pasticcini, trecce, panettoni…cose dolci insomma. Poi c’erano gli antipasti, tra i quali non potevano mai mancare l’insalata russa (un po’ diversa da quella che si trova in commercio, un giorno vi darò la ricetta – ne vale la pena) e l’insalata di melanzane. Due cose davvero buonissime, che mangio anche adesso con grande piacere e un po’ di nostalgia. Poi si faceva il primo e il secondo, a volte più primi e più secondi. E si coloravano le uova. Si cucinava tantissimo, si puliva tantissimo. E il giorno di Pasqua ci si vestiva eleganti, anche se magari non si andava da nessuna parte. C’erano però sempre dei potenziali ospiti in arrivo: vicini, amici, parenti…soprattutto parenti. Spesso quelli che vedevi solo un paio di volte all’anno. Qualcuno arrivava di sicuro comunque, e senza avvisare. Non c’erano mica i cellulari allora, e poi non c’era nemmeno l’abitudine di avvisare sempre prima di andare a trovare qualcuno. Ci andavi e basta, se non era a casa pazienza. Questo nel caso in cui tu e la tua famiglia non eravate gli ospiti di qualcuno. Che era spesso più stancante che avere ospiti in casa, perché dovevi stare via per ore ad ascoltare i discorsi degli adulti e assaggiare ogni pietanza con il tuo stomaco minuscolo rispetto al loro. E guai rifiutare, era segno di maleducazione!
Queste cose succedevano anche a Natale, con la differenza che in quel periodo si aggiungevano delle altre tradizioni che rendevano le cose ancora più movimentate.

Adesso che le racconto, queste cose mi sembrano quasi divertenti. In realtà, però, io non ho mai amato le feste, e neanche mio fratello. Siamo due anti-tradizionalisti convinti, e abbiamo tante ragioni dalla nostra parte. Come prima cosa, sia Pasqua che Natale sono due feste religiose. Se sei credente, dovresti aspettare queste feste con in mente il loro vero significato. E se Natale bene o male può essere considerata una festa allegra, Pasqua non lo è di certo. Pasqua è una festa triste, nonostante il gesto di sacrificio di Gesù e tutto il significato che ci sta dietro. Per questo non vedo alcun senso nell’uscire dalla chiesa (ci si va perché “si fa così”, oppure per sentirsi migliori e con meno sensi di colpa), andare a mangiare a volontà, oziare e mangiare di nuovo. Non capivo nemmeno da bambina perché le famiglie dovevano pulire ogni angolo della casa e cucinare per un esercito, perché per 3 giorni successivi potevi sempre svegliarti con qualcuno che suonava il campanello (in Romania si festeggia anche il terzo giorno di Pasqua). E poi mangiavano tutti i dolci, e sporcavano i tappeti. E non era facile pulire quei tappeti…

Da piccolo però prendi le cose così come sono, non ci pensi più di tanto e spesso fai quello che ti dicono i tuoi genitori. La verità è che anche mia mamma era contraria a tutta questa routine, però doveva farlo anche lei “perché si fa così”. Adesso, che siamo tutti grandi, le cose stanno diversamente. Sicuramente accontentare i parenti non è più una priorità per noi, anche perché siamo lontani più di mille km. Abbiamo deciso di festeggiare per bene tutti insieme quelle poche volte all’anno che la famiglia (ora allargata) è al completo, che non è mai Pasqua o Natale. E nelle altre festività…un piccolo momento di riflessione sul significato di quella festa e un pranzo più che normale, con però un tocco di tradizione conservato: gli antipasti rumeni. Le cose davvero buone non si possono abbandonare.

oua-la-Pasti

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