Lezioni di vita in rima. Nazim Hikmet

“Non vivere su questa terra
come un inquilino,
oppure in villeggiatura
nella natura.
Vivi in questo mondo
come se fosse la casa di tuo padre.
Credi al grano, al mare, alla terra,
ma soprattutto all’uomo.
Ama la nuvola, la macchina, il libro,
ma innanzitutto ama l’uomo.
Senti la tristezza
del ramo che si secca,
del pianeta che si spegne,
dell’animale infermo,
ma innanzitutto la tristezza dell’uomo.
Che tutti i beni terrestri
ti diano gioia,
che l’ombra e il chiaro
ti diano gioia,
che le quattro stagioni ti diano gioia,
ma che soprattutto l’uomo
ti dia gioia.”

Questa è parte della poesia “Forse la mia ultima lettera a Mehmet”, del 1955, di Nazim Hikmet.
Hikmet, poeta turco, innamorato del suo paese ma costretto a vivere altrove (e in carcere) per lunghissimi periodi della sua vita, partì in esilio lasciando la moglie incinta e incontrò suo figlio soltanto poche volte, prima di morire a 62 anni.

Trovo queste parole bellissime e, in qualche modo, necessarie.

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