Vulnerabilità

Nel costante tentativo di sembrare forti davanti agli altri, adottiamo tutte le misure a disposizione per nascondere le nostre debolezze e le nostre cicatrici. Indossiamo la maschera del “va tutto bene” e fingiamo di non aver problemi. Pensiamo, tra l’altro, che, così facendo, gli altri ci apprezzeranno di più, ci ameranno di più.

Ci vuole forza e coraggio per fingere di stare bene. Devi essere in grado di farlo, devi imparare a controllare e dominare te stesso, incanalando i tuoi sentimenti nella direzione che vuoi.

Ma ci vuole ancora più coraggio per mostrarsi vulnerabile. Per ammettere di avere delle crepe, dei punti deboli, di poter essere ferito. E forse per fare questo non basta solo il coraggio, ma anche l’amore. Forse per avere la forza di mostrarsi vulnerabile davanti a qualcuno bisogna amarlo.

E succede che ti trovi lì, davanti a questa persona, spogliato da ogni maschera e finzione, mostrando il tuo lato più debole, la tua parte più bisognosa d’aiuto e di affetto, quella che forse solo tua madre conosce, e ammetti di essere vulnerabile. Lo fai senza paura, senza vergogna, perché l’amore ti dà la forza per farlo. L’amore che provi e l’amore che ricevi.

E poi lui ti abbraccia, trovi rifugio sul suo petto rassicurante e ti tranquillizzi ascoltando il battito del suo cuore che regolarizza il tuo e sai che niente, ma niente al mondo è più bello della sensazione di avere qualcuno che ama persino la tua vulnerabilità.

 

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Buon compleanno, mamma

Se sono diventata ciò che sono lo devo a te,

Che tra le persone che conosco sei la più forte.

Che ami la vita più di qualsiasi altra cosa,

Che sei testarda, sicura di te e coraggiosa.

Tu trovi forza anche nella debolezza,

Sei un esempio da seguire, sei la mia certezza.

Mi insegni sempre a fare del mio meglio,

Di non fermarmi mai al primo sbaglio.

Di prendere la vita per il petto,

Di pretendere amore e rispetto.

Di non lasciarmi mai intimidire,

Di trovare sempre un motivo per gioire.

Sei buffa quando ridi e non ti puoi fermare,

Quando da tutti i giovani così ti fai amare.

Hai sempre la parola giusta per ciascuno,

Non dici mai niente di inopportuno.

Sei sincera fino a fare male, ma d’altronde

Fai nascere in tutti riflessioni così profonde.

Sei gioia allo stato puro,

Hai sempre fiducia nel futuro.

E se un giorno capiterà di sentirti meno forte

Ci sarò sempre a cucinarti delle torte.

Ci sarò a prenderti per mano come tu hai fatto con me,

Sarò al tuo fianco, sarò accanto a te.

Perché avere una madre come te è una fortuna,

E la voglia di fare del nostro meglio ci accomuna.

Noi che amiamo così tanto le cose belle,

Noi, che per strada ci chiedono se siamo sorelle.

Noi che vogliamo fare tutto alla perfezione,

Che ci impegniamo in tutto con amore e dedizione.

Ci sarò sempre per te, che sei così speciale

E so che tutto questo può sembrar banale,

Ma ci tenevo a dirlo, quindi lascia che ti dica

Che sei la mia roccia e la mia migliore amica.

Buon compleanno, mamma. Che Dio ti benedica.

Felicità

La complicità di un abbraccio. La tranquillità di appoggiare la testa su un petto che sembra fatto apposta per te. Bere il caffè del mattino insieme, con gli occhi ancora socchiusi. Momenti random di risate incontenibili. Occhiate che risvegliano tutti i tuoi sensi. Cucinare insieme. Perdersi insieme in una grande città. Canzoni cantate a squarciagola o sussurrate guardandosi negli occhi. La macchina ferma in un parcheggio per finire un discorso tremendamente divertente. Guardare il tramonto seduti su una panchina, pensando che sarebbe bello farlo a qualsiasi età e desiderare che ciò accada. Trovare i punti deboli di ciascuno e custodirli come se fosse un grande segreto. Conoscere ogni cicatrice di ciascuno e la storia che ci sta dietro. Sapere a memoria ogni dettaglio dei suoi occhi. Non lasciare mai la mano dell’altro. Non annoiarsi mai. Parlarsi sempre. Lottare insieme.

Il cielo perfetto per noi

Guarda il cielo, amore mio. Vedi le stelle che si allineano? Lo fanno per noi, per spianarci la strada. Ci danno una mano a restare uniti nonostante le intemperie che inevitabilmente incontreremo. E sono lì, allineate, a dirci che va tutto bene e che l’amore, il vero amore, può cambiare anche la forma delle costellazioni.

Perché l’amore, quello che mi dai e che provo per te, va oltre i confini del nostro corpo, supera ogni senso terreno e congiunge la mia anima alla tua. Lo ha fatto prima che ci rendessimo conto, prima ancora che i nostri occhi si incrociassero e cominciassero a parlare, senza staccarsi mai. Siamo insaziabili, amore mio, di noi stessi e di ciò che siamo insieme.

Insieme. Che parola meravigliosa. Insieme sotto lo stesso cielo e, un giorno, sotto lo stesso tetto.

Ph credit: Alex Frings Photography

A modo tuo

Pensi di non essere forte abbastanza,
Ti senti chiuso a chiave in una stanza
Insieme ai tuoi dubbi e alle tue paure,
Le tue mani tremano insicure.
Ti senti spaesato, debole, sconfitto
In un corpo che è tuo soltanto in affitto.
Però mantieni il controllo, amico mio,
E se hai fede, rivolgiti a Dio.
Ognuno ha il suo ritmo, abbi fiducia
La vita è fatta di lotta, non di rinuncia.
Ci arriverai quando sarà il momento,
Ti sei solo preso un brutto spavento.
Se non puoi alzarti, trascinati
Se ti viene da piangere, sfogati.
Ma non fermarti mai e non mollare,
Arriverà il momento per volare.
Credi in te stesso e sii paziente
Usa di più il cuore, meno la mente.
Non criticarti troppo e non odiarti
Altrimenti come faranno gli altri ad amarti?
Ce la farai, amico, a modo tuo
Tutti hanno un destino, ognuno con il suo.
E ricordati che tutte le cadute
Lasciano il segno, delle cicatrici brutte
Che ogni giorno ti ricorderanno
Che tutti, nella vita, prima o poi cadranno.
Ma rialzarsi fa la differenza,
Affrontare tutto con tenacia e pazienza.
Andare avanti, aspettarsi il meglio
Dopo un lungo sonno, un bel risveglio.
Come dopo la pioggia, uno splendido sole
Ti cambia la giornata, ti mette di buon umore.

Cuore libero

I pensieri scorrono meglio quando li metti in rima

Si mischiano al cuore, buttano fuori l’anima.

Mi sento portata da una strana corrente,

Il mondo mi sembra diverso, sempre più accogliente.

Il tentativo di scrivere in versi c’è sempre stato

Qualche volta l’ho pure assecondato.

Mai come ora si è fatto sentire forte,

I sentimenti sembrano i tasti di un pianoforte.

Se li tocchi una lieve melodia senti suonare

E al suo ritmo ti devi solo abituare.

Mi lascio andare, dimentico l’autocontrollo,

Ho le vertigini, sento che barcollo.

Ma è un giramento di testa piacevole,

E’ un sentimento gentile, confortevole.

Abbandonando dubbi, domande e manie

Ho ricominciato a scrivere poesie.

Vertigini

E così, in un batter d’occhio, la vita ti sconvolge. Ti prende, ti ribalta, ti trascina, ti fa girare come in una giostra. E tu sei lì che guardi, incredulo, a quello che sta succedendo, un po’ complice un po’ spettatore. Ti senti come in una centrifuga, hai le vertigini ma non ti puoi fermare. Non ce l’hai tu il telecomando per fermare questa cosa e, anche se ce l’avessi, non lo faresti.

In un attimo i momenti di noia e di routine ti sembrano lontani anni luce e ti chiedi come hai fatto a vivere così fino ad ora. Ti senti spinto da una forza che non è la tua, o forse sì, forse sei tu che avevi questa forza dentro di te ma aspettavi solo il momento (o il motivo?) giusto per tirarla fuori.

Ti senti pronto, all’improvviso, hai voglia di combattere contro il mondo e di ottenere quello che ti spetta e che stava lì, ad aspettarti, dovevi solo riconoscerlo.

E’ come se i pezzi di un grande puzzle cominciassero ad avvicinarsi e incastrarsi da soli, come se fossero magnetici, come se una mano invisibile li sistemasse mentre tu sei lì, incantato, che osservi quello che succede.

Come se tutto fosse davvero una sola cosa, come se sfuggire al proprio destino fosse davvero impossibile. E capisci che la cosa più giusta da fare è quella di accettare la vita, di prenderla così com’è, di viverla, assaporarla, godersela, con tutti i suoi mali. A volte ti può venire voglia di prenderla a schiaffi, di urlare, di insultarla, ma poi arriva quel momento in cui ti accarezza e tutto passa.

 

Il tempo invecchia in fretta

Quanti anni hai? 29? E perché lo dici con quel tono di voce, vuoi dire che sei vecchia? Sai quanti ne ho io? Quanti me ne dai? 35? Ma grazie, sei carina a dirlo, ma ne ho 41. Ah, avessi ancora 30 anni… Non pensarlo più che sei vecchia, non te lo puoi permettere. E poi hai quel sorriso che non tradisce la tua età, anzi ti fa sembrare ancora più giovane.

Ma cosa te lo dico a fare, 10 anni fa la pensavo anch’io come te. 30 anni mi sembravano un’eternità, mi guardavo allo specchio ogni giorno in cerca di nuove rughe, di segni del tempo che fino ad allora avevo ignorato. Mi sembrava di aver sprecato la mia gioventù. Tic-tac, tic-tac.

Cosa dici, che è una cosa comune a tutti? Sì, hai ragione, anche un ventenne può pensare di aver già vissuto la sua gioventù, anche se non sa ancora che l’età adulta arriva molto, ma molto dopo i vent’anni. E chissà cosa ne pensano i cinquantenni, i sessantenni…

Viviamo tutti allo stesso modo, hai ragione. Tutti di fretta, tutti indaffarati, aspettando Natale, l’estate, le ferie, il venerdì. Aspettando altro da quello che stiamo vivendo. E poi ti ritrovi a 40 anni e ti chiedi…ma perché non me li sono goduti di più i miei anni “da giovane”? Esatto, perché anche a 30 facevo gli stessi errori. Mi proiettavo nel futuro invece di essere lì, presente nei miei anni e godermeli al cento per cento.

Lo so che son consigli stupidi, li ho ricevuti anch’io e non li ho seguiti, ma te lo dico lo stesso. Vivi nel presente, ragazza, sono anni bellissimi e non sei ancora vecchia, non essere sciocca. E poi cos’è l’età, alla fine? E’ un numero, una convenzione, ma se gli anni avessero più di 365 giorni saremmo tutti più giovani. Sempre secondo il numero degli anni, ecco. Perché, in realtà, l’importante è che tu ti senta giovane e ancora in tempo per fare tutto quello che vuoi fare nella vita. Il tempo invecchia in fretta, i nostri corpi anche, ma che fortuna invecchiare…non tutti hanno questo privilegio.

Nota: “Il tempo invecchia in fretta” è un libro di Antonio Tabucchi, composto da 9 racconti sul tempo, ambientati la maggior parte nell’Europa dell’Est. E’ una frase che mi ha fatto riflettere e che ho “rubato” dopo aver letto il suo libro.

No more violence

Ma le giornate internazionali dedicate a o contro qualcosa servono davvero? Me lo stavo chiedendo oggi, senza alcun intento polemico, in occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne.

Chi mi conosce (o mi legge) sa che ci sono poche cose davanti alle quali non riesco a stare zitta: la violenza gratuita (contro esseri umani o animali), il razzismo e la discriminazione nei confronti delle donne. Nei casi della violenza contro le donne, le tre cose, sostituendo il razzismo con il sessismo, si mescolano in una miscela molto pericolosa che, appunto perché racchiude questi sentimenti e pregiudizi in un’unica persona, è molto difficile da combattere.

Chi usa la violenza lo fa perché ha paura. Di se stesso o degli altri. Lo fa perché è debole e l’unica via per dimostrare a se stesso e agli altri quello che vale è, secondo lui, quella di affermarsi su qualcuno/a. Chi è violento non sta bene con se stesso. Chi non accetta un rifiuto da parte di una persona, per quanto sia legato a quella persona da sentimenti o da un passato in comune, non la ha mai amata e mai rispettata. Ma soprattutto, non ama e non rispetta se stesso e le persone in generale.

Chi insulta una donna prendendosela con il suo essere donna, usando termini a sfondo sessuale, come se il sesso di una persona fosse sufficiente per catalogarla come inferiore e come se questo giustificasse un atteggiamento meschino e violento nei suoi confronti, è un povero ignorante che vive senza capire nulla della vita. Chi picchia una donna approfittando del fatto che, essendo maschio, ha più forza, è in realtà mille volte più debole della donna che gli è inferiore solo e soltanto da quel punto di vista.

Ma una donna che vive con un uomo che insulta lei o un’altra semplicemente perché è donna, che usa la violenza consapevole della sua forza fisica e usandola in modo meschino e schifoso per ottenere quello che vuole o per farsi valere, è da biasimare quasi allo stesso modo.

Al primo segnale di violenza, fisica o mentale che sia, ai primi insulti a sfondo sessuale ricevuti o rivolti ad un’altra donna…scappate. Scappate perché quella persona ha una mentalità malata, è ignorante, debole, frustrata, prepotente, meschina, vile. Quella persona non è affidabile.

Una giornata contro la violenza sulle donne non serve a molto, ma ripetere all’infinito queste cose forse sì. L’uomo non è superiore alla donna. Non è nemmeno uguale, è diverso, complementare se volete, simile ma non identico. Ma stanno tutti e due allo stesso livello. Insegnate questo ai vostri bambini, insegnatelo ai bambini nelle scuole, fin da piccoli, fatelo capire anche agli adolescenti e agli adulti, ripetetelo finché potete.

Il valore di una persona si misura guardando quella persona per quello che è, per i principi che ha, per la sua intelligenza e sensibilità, per le sue azioni. Sia che si tratti di una donna o di un uomo, di un italiano o di un norvegese o di un nigeriano. Dobbiamo imparare a guardarci e conoscerci individualmente, pensando alla persona che si ha davanti, non al suo sesso, alla sua nazionalità o al posto da cui proviene. Una persona per volta. Ogni persona ha il diritto di essere valutata individualmente, lontano da pregiudizi razzisti o sessisti.

Basta violenza, da parte di chiunque e contro chiunque.

Photo credit: thehunt.com

Unbelievable America

Sono mesi che i media ci bombardano con le elezioni negli Stati Uniti, quindi era impossibile non appassionarsi. Non solo perché gli USA sono un immenso paese che ha rappresentato per secoli un sogno di libertà, modernità, democrazia, opportunità, ma anche perché il suo ruolo nello scenario internazionale ha un peso importantissimo.

Donald Trump o Hillary Clinton, due candidati discussi e con tanti scheletri nell’armadio che forse non dovevano nemmeno arrivare a questa fase delle elezioni. Però questi c’erano, quindi gli americani dovevano votare per uno dei due. Il meno peggio, insomma.

Per quanto ne capisco io di politica, il meno peggio era sicuramente Hillary. Per il semplice motivo che non ho trovato alcun punto a favore di Trump. Partendo dalla premessa che sono tutti bravi a promettere mari e monti prima di essere eletti, Trump non aveva (e non ha), a mio avviso, nulla di positivo né come persona né come politico. Le sue promesse erano più che altro minacce, il suo modo di fare e parlare lasciava trasparire un uomo viscido, irrispettoso, maleducato, razzista e sessista. Un imprenditore ricco sfondato grazie all’eredità del padre che non ha nulla a che fare con la politica, se non per il fatto di avere una marea di soldi. Un uomo incoerente, che disprezza le donne ma si è sposato 3 volte, che offende gli immigrati ma 2 delle sue 3 mogli vengono dall’Est Europa.

La politica di Trump è stata quella di puntare sulla paura della gente: paura dell’ignoto, dello straniero, del diverso, del passo avanti verso una mentalità più aperta e più accogliente. Lui ha puntato su questi sentimenti per farsi eleggere, e questo lo rende schifoso, tremendamente schifoso.

Per me, dicevo, Trump avrebbe vinto solo nel peggiore degli incubi. Doveva vincere Hillary. Per quanto abbia sbagliato nelle sue scelte politiche nel passato, almeno lei la politica l’ha fatta da quanto aveva 20 anni. Almeno di lei si sapeva qualcosa da questo punto di vista – anzi, si sapeva tanto.

E poi, a parte questi motivi, volevo che vincesse per far sì che quel maledetto soffitto di cristallo, soffocante e fastidioso, incredibilmente resistente, cominciasse ad avere delle crepe. Sempre più crepe, sempre più importanti, dei colpi sempre più duri fino a rompersi del tutto.

Ma, ahimé, non è andata così. Nemmeno contro uno come Trump. E questo mi lascia un gusto amaro.